Archive for August, 2007

[ Trattamento. “La cupola” ]

[ 1. Risveglio ] Massimo, trent’anni, si sveglia in un letto vestito con giacca e cravatta, confuso da post-sbronza, gira intorno al letto grattandosi il capo, le dita si muovono freneticamente tra i capelli arruffati. La camera è completamente sottosopra, confusa come la sua testa: vestiti ovunque, lattine di birra per terra, bottiglie aperte sul comodino e sulla scrivania. Massimo ruota ancora intorno al letto: prende un oggetto [ da decidere cosa: forse se lo porta appresso o lo ritrova o gli viene restituito una volta che ha assunto l’identità di Duccio… ] e si avvicina alla porta… prima di uscire dà ancora un ultimo sguardo, ha gli occhi lucidi, uno sguardo “concavo” che si riflette su se stesso.

[ 2. Prima uscita ] Massimo esce di casa, si guarda intorno, pensieri si susseguono svelti, rapidi:
Ma che ore sono? Devo aver dormito troppo: accidenti le dieci! Il sole è alto, c’è troppa luce, no forse è solo il riflesso di una finestra [ Pensieri da rendere con la recitazione, ma senza far uso della voce off ].
Massimo si copre gli occhi con il braccio destro: flash back della sera precedente in discoteca: mix di immagini, scene, suoni, la musica è alta e Massimo si avvia ciondolando lungo le mura di una Siena deserta. I pensieri si susseguono svelti, rapidi:
D’accordo, la mattinata non è del tutto persa, vediamo se riesco a riattivarmi a breve con un caffè e una pasta qui al bar. Il cielo è un po’ cupo, ma prima c’era il sole…ma non sembra che piova, o sì? Sì, sembra che piova, ma la strada è asciutta e sul viso non sento nemmeno una goccia. Sarò ancora mezz’addormentato, ma no: c’è una specie di barriera trasparente, del vetro forse, ma dov’è l’uscita? [ Pensieri da rendere con la recitazione, ma senza far uso della voce off ].
Massimo gira intorno alle mura e non trova l’uscita. Più volte il suo sguardo si incrocia con quello di un fantino (nano?), anch’esso impegnato, sembra, a trovare l’uscita / oppure immobile in prossimità di una porta della città / oppure che gira in tondo alle mura, ma in direzione opposta a quella di Massimo. Massimo sta male… si appoggia ad un muro ha voglia di vomitare, vacilla, guarda l’orologio sono sempre le dieci. I pensieri si susseguono svelti e rapidi:
Sto sudando, forse no, sono le gocce! Sono gocce e sta piovendo..ma, ma scorrono a circa quindici metri, come se ci fosse una cupola, una semi-sfera trasparente, un enorme, grosso coperchio di vetro o qualcosa del genere che tappa tutta Fontebranda. E’ forse uno strano effetto atmosferico? la pioggia che si ferma a mezz’aria: cose da pazzi! no, no: è una barriera fisica, di un qualche materiale assolutamente trasparente; se fosse di vetro si vedrebbe un riverbero, qualcosa, le tracce lasciate dalle gocce di pioggia; è qualcosa di più etereo rispetto al vetro o al plexigas, una barriera elettrica, ecco! o qualcosa del genere. Ma quant’è estesa e chi ce l’ha messa? O mio dio mi gira la testa! O voglia di vomitare! … Uuuoooffh! [ Pensieri da rendere con la recitazione, ma senza far uso della voce off ].
Massimo è appoggiato sulle mura, sta vomitando, si avvicina il fantino/nano che gli regge la testa; Massimo alzando la testa indica la cupola, in prossimità delle mura l’acqua scorre perpendicolare, come su una finestra e chiede:
— Ma da dove cazzo si esce?
— Nasciamo dentro le mura e muoriamo dentro le mura.
— Ma io non sto morendo!

[ 3. Deportazione ] Il fantino/nano scompare. Massimo cerca ancora l’uscita. La cupola inizia da sopra le mura, si apre una porta, Massimo sospira, entrano due guardie in calzamaglia, dalla porta semichiusa penetra una luce scintillante. Immobile e stupefatto Massimo:
Ma come sono vestiti? con la calzamaglia! Sono pure armati di lancia, ma guarda tu! ehi, ce l’hanno con me, vengono verso di me, che vogliono, che avrò fatto? [ Pensieri da rendere con la recitazione, ma senza far uso della voce off ].
Le due guardie e Massimo:
— Quali abiti indossate? non è regolamentare, vieni con noi!
— Con voi? stavo cercando l’uscita, ho bisogno di fare colazione, ma come si esce e che cos’è questa ’sta roba?
— Alle comparse non è concesso di uscire!
— Lascia perdere, ho capito: è un altro che è uscito fuori di testa. Su dagli una scossa che lo portiamo al Centro di Rieducazione Storica.
Massimo viene addormentato e trascinato via…

[ 4. Centro di Rieducazione Storica ] Le due guardie salutano con deferenza una donna che chiamano Signora Madre e lasciano Massimo alle sue “cure”. Massimo si sveglia in un luogo a metà tra un’infermeria, una sartoria e le quinte di un teatro: strumenti da lavoro, forse di tortura, da laboratorio. La Madre gli si avvicina, una donna, bella, matura, dai lineamenti forti. Massimo è legato ad un tavolo, svestito e con un lenzuolo che gli avvolge le parti intime. Passa un caprone (forse gli lecca i piedi?). Massimo:
Oh mio Dio che mal di testa! Sono stati quei due a portarmi qui? Signora?! mi scusi, come mai mi trovo qui? come ci sono finito? sono svenuto?…
Massimo è disconnesso sconvolto, si guarda attorno smarrito, non ci riesce a capire nulla. La donna-strega del Centro di Rieducazione Storica si avvicina, sensuale e ambigua, lo accarezza e gli strattona i capelli, si approssima con il corpo, il seno:
— Ma è inutile, sai, che fai la parte, che fingi di avere una crisi temporale. Tu sei qui, e non puoi allontanarti, ora, nel milleecentoventitrè. A proposito, dove li hai trovati [ indica i vestiti di Massimo ]? Ti conviene parlare, sai!? Resistere è inutile! dove li nascondevi? o te li sei confezionati da solo? e quando? nella tua ora di pausa? faresti meglio a impiegare altrimenti il tuo tempo libero…
— Ma che sta dicendo io non ci sto capendo nulla! Di che cosa sta parlando? Che ve ne importa di come sono vestito io? avete visto come andate in giro voialtri? vabbhè la tradizione, la città medievale e tutto quello che pare a voi, ma io qui ci vivo, ci lavoro, pago un affitto, ho diritto alla mia vita e al mio spazio e non ne voglio sapere nulla di cavalli e cappelli strani!
— Silenzioo! Ora ti farò una piccola iniezione ipodermica e poi ripeterai con me. Il mio nome è Duccio del Verrocchio…
— Il mio nome è Duccio del Verrocchio…
— …figlio di Paolo il macellaio e Monna Agnese la lavandaia
— …figlio di Paolo il macellaio e Monna Agnese la lavandaia
— Ho il compito di scuoiare le bestie e ripulirle dalle interiora…

[ 5. La sposa ] La macelleria è all’aperto, in un mercato di quartiere. Massimo indossa un grembiule di cuoio sporco di sangue, è occupato a esporre la carne. Si avvicina una ragazza, Bianca:
— Vorrei due ali di pollo e delle interiora
— Se mi è consentito, a cosa le servono Madonna?
— Come a cosa mi servono? non è questa la bottega di Paolo?
— Sì, per l’esattezza e io sono il su’ figliolo Duccio
— E allora fa’ il tuo lavoro: un macellaio vende carne e i cristiani la comprano, per mangiarla, che altro, non siamo mica in Quaresima!
— Certo, per mangiarla. Intendevo dire, quale pietanza intende preparare, magari potrei darle qualche consiglio su come rendere tenera financo la cresta del gallo, oppure, se non desidera proprio il pollo, le consiglierei due bistecchine di vitello: è freschissimo, l’ho ammazzato proprio stamani.
— Vorrei del pollo. E’ per mio padre malato, che può bere solo del brodo caldo e di pollo. E poi il vitello non posso permettermelo, se ci tieni a saperlo!
— Ah Madonna, lei mi ha frainteso: pollo o vitello per vossignoria fa lo stesso, non un soldo accetterei dalle vostre mani immacolate!
— Ho capito: può bastare così, non desidero proprio nulla ché il mio macellaio di fiducia non siete voi né quell’esoso di Paolo
— Esoso, mio padre?! ma se è l’uomo più generoso della città intera!
— Esoso e anche spilorcio, il vostro nuovo padre!
— Nuovo?? cosa intendete dire Madonna? vi ho forse offesa in qualche modo? e se non dovevate acquistare nulla, perché mai vi sareste recata in questa bottega?
— Per vedervi, ero curiosa
— Vedermi?? e perché mai?
— Perché ti hanno assegnato a me. E’ il mio turno: fra un mese compirò il diciassettesimo anno d’età. Ormai sono pronta.
— E’ vero, siete in età da marito. Ma che vuol dire assegnato? chi mi avrebbe assegnato a voi? mio padre non mi ha riferito nulla eppoi sappiate che io non sono proprio il tipo che si adegua senza fiatare a decisioni prese da altri, foss’anche il mio amatissimo padre verso il quale nutro profondissimo rispetto e gratitudine; soprattutto simili decisioni, poi, che riguardano me e la mia vita: la mia donna la sceglierò da me. Anche se a dire il vero, vossignoria, il vostro caso è del tutto speciale e devo confessare che vi vedrei bene al mio fianco, nonostante i vostri modi sfacciati che mal si addicono a una dama rispettabile, quale sicuramente voi siete; anzi, vi dirò di più, forse è proprio questo vostro carattere singolare e schietto che mi attrae in voi
— Visto? non c’è nulla da fare: siete state assegnato a me e assegnato significa precisamente quello che significa. Non è certo tuo padre a decidere nulla, né io, né tantomeno tu. E’ il Consiglio della città a decidere e riguardo a tali questioni è la Sottocommissione alla Longevità e alla Riproduzione a stabilire gli accoppiamenti e a pianificare le date. E se volete proprio saperlo non provo nessunissima attrazione per voi, anzi vi trovo rozzo e insignificante, ma quello che va fatto va fatto: il bene della città viene prima di qualsiasi altra cosa e non ha assolutamente niente a che vedere con i desideri personali, le voglie di una nullità come voi o i capricci di una ragazzina come me!
— Gran bel discorso, è forse quello che vi ha ripetuto vostra madre?
— Già, proprio così. Ed è precisamente quello che ha fatto mia madre prima di me e la madre di mia madre prima di lei ed è così che ci si aspetta che io mi comporti…
La ragazza se ne va lasciando cadere un bigliettino su un pezzo di fegato. Massimo lo raccoglie e lo legge, alza lo sguardo e da lontano si vede il fantino/nano che lo saluta a mano aperta [ ??? ].

[ 6. A casa di Bianca ] Bianca rientra a casa sul calar della sera, ha un cesto con della frutta che posa sul tavolo in cucina. C’è un camino acceso, si avvicina, si riscalda, poi di scatto sputa sul fuoco [ ??? ]. Si alza, guarda sotto il tavolo, rannicchiato c’è un uomo in mutande. Bianca lo scuote, questo si sveglia e si alza, l’abbraccia. L’uomo è alto e magro, capelli brizzolati così come i suoi baffi. L’uomo:
— Chi sei? Ti voglio bene ma non so chi sei
— Sono tua figlia, Bianca
— A sì, adesso capisco, oggi ho fatto due buchi ed in ogni buco ho messo i tuoi capelli
— Padre mi è stato assegnato uno sposo, non potrò più prendermi cura di te.
— Farò altri buchi nel muro, prima o poi lo trovo quel ragno pungi pungi.

[ 7. A casa di Duccio ] Nella sua casa, Duccio incontra sua madre [ stessa attrice che interpreta la Madre del Centro di Rieducazione Storica ]. Bacio ambiguo:….CONTINUA…….

Cast

1. Massimo/Duccio: uomo, 30 anni ma che ne dimostri 35; alto almeno 1,75; magro; capelli castano chiari, arruffati, media misura, poco pettinati; occhi grandi e naso lungo.
2. Fantino nano:
3 e 4. Due guardie in calzamaglia:
5. Madre: una donna, bella, matura, dai lineamenti forti sensuale e formosa.
6. Bianca: la sposa di Duccio, deve essere una ragazza di almeno 22 anni (ma che ne dimostri 17) per candore ed innocenza non fisicamente. Deve essere una ragazza molto dolce, non tanto alta, occhi chiari e con la pelle bianca bianca.
7.Padre di Bianca: uomo magro sui 40/50 anni, capelli bianchi, occhi azzurri ed incavati, alto 1,70.
8.Padre di Duccio: uomo grassoccio sui 50 anni, capelli bianchi, occhi scuri, alto almeno 1,70. 9. Fratello di Bianca: un bambino generico, anche un ragazzo, non ha importanza.
(L’importante è che sia tranquillo ed educato).
10. Comparse: uomini e donne vestiti in costume. Almeno 10.

[Ipotesi iniziali. “La cupola” ]

Ciao a tutti sono Luciano Schito,
il regista che si occuperà insieme a tutti voi ed in particolare
insieme a Giuseppe e Barbara della realizzazione di questo corto assai difficile e complicato.
Pubblico anche il sunto di alcune email che ho scambiato con Giuseppe Greco. Protrebbero aiutarvi a capire come siamo partiti e che approccio abbiamo avuto nei confronti di un processo creativo iniziato sul terrazzo di casa mia: una lampada, un portatile ed un gatto che ci guardava. Tutt’ intorno il buio e le idee che come la lampada ci aiutavano a restare svegli e vigili.
…Per il resto cerco persone motivate che mi aiutino a realizzare questo progetto che adesso amo profondamente.
Persone che mi possano dare consigli e aiutare tecnicamente. In particolare cerco uno scenografo/a con i capelli al vento…

Le email:…
E se Duccio del Verrocchio venisse rapito da una camionetta e deportato nel laboratorio/prigione? In questo modo non c’è bisogno della cupola, ma di un muro, del filo spinato che segni un confine insomma (come la zona proibita del film “Stalker” di Tarkovskij)… (se ti piace la cupola poi è un altro discorso)… troveremo il modo di farla)

I matrimoni combinati potrebbero essere figli di una politica scientifica filo nazista per la preservazione della razza in vista di un collasso economico mondiale… -Prescelti ma deportati- (?)

La coscienza dei deportati sarà solo di due persone o di tutte quante? a cosa porterà questa presa di coscienza? …caos, disordine, rivolta…

Per quanto riguarda il limite invalicabile, l’idea della cupola è forse da mantenere, perché trasparente, invisibile, gommosa, un limite “mentale” per certi versi: sarebbe sufficiente un filtro parziale sullo sfondo in post-produzione (che sfuma o sfoca) o una semplice color-corretion mirata. Ad ogni modo si potrebbe sfruttare esclusivamente le mura storiche di Siena, che circondano l’intera città e sono perfettamente conservate, oltre ad essere imponenti, maestose e perfettamente adatte al caso nostro!
Il filo spinato è forse troppo evidente: il limite deve esserci, deve essere invalicabile… ma deve sembrare che le persone che vivono all’interno della città lo facciano per libera scelta: segni troppo evidenti della segregazione/imposizione smaschererebbero eccessivamente il gioco, che invece mi piacerebbe mantenere sul filo del rasoio… molto spesso, più che di segregazione si deve parlare di auto-segregazione. Con qualche esagerazione, ma con diversi punti di contatto con la realtà, potremmo cercare di concentrarci sulla seguente situazione limite: in qualche modo, tutto è già stato programmato: c’è la tua famiglia, ad esempio a Siena la famiglia allargata della contrada, o altri tipi di gruppi sociali in altre città, hai già una cerchia di “amici” e una schiera di “nemici” precostituite alla tua nascita, ti trovano lavoro, fra un po’ ti trovano moglie… per qualcuno potrebbe essere un vero e proprio incubo, ma per qualcun altro no… può avere il suo fascino: dà pace, sicurezza, senso di protezione… comunque vadano le cose, qualunque siano le tue capacità, voglia di lavorare etc. se nasci nella “città”, sai che tutto andrà a posto, sei in qualche modo un privilegiato, una “condizione agiata” ti è dovuta per “diritto di nascita”… Naturalmente tutto cambia se esci fuori dai “bordi”: se non accetti questo schema precostituito, sei fuori, diventi un paria, peggio degli stranieri o degli studenti, sei un vero e proprio traditore, un elemento che mina il sistema dall’interno e che proprio perciò il sistema non può tollerare. In altre parole: vorrei sì parlare di Siena (anche se attraverso un linguaggio figurato, straniante –vedi la scelta del genere science-fiction–), ma vorrei che fosse un discorso generale, valido in assoluto, un taglio, uno sguardo che ciascuno può riconoscere, capire, leggere e proiettare sul proprio vissuto, la propria quotidianità, qualsiasi sia il suo luogo d’origine o quello dove vive “oggi”.
Inoltre, segni come “camionetta” o “filo spinato” rimanderebbero direttamente al tempo presente, invece mi piacerebbe che questo legame fosse più sottile, sarebbe interessante riuscire a creare un’atmosfera di atemporalità/universalità… e Siena così com’è aiuta moltissimo in questo senso (basta evitare di inquadrare segnali stradali o cose simili…).
Sarebbe anche possibile una via di mezzo: la cupola parte dalle mura e avvolge l’intera città: in tal modo hai riprese della cupola solo dal basso verso l’alto (con un effetto interessante) e con uno sfondo uniforme (il cielo), il che semplificherebbe di gran lunga qualsiasi intervento in post-produzione.
Un’altra possibilità da aggiungere/integrare/utilizzare in esclusiva potrebbe essere un limite “interno” per così dire: chiunque cerchi di superare le porte d’ingresso alla città viene colto da malore e deve rinunciarvi…
Beninteso: aldilà della soluzione tecnica che adotteremo, ciò che è importante è l’idea, il concetto della cupola, come qualcosa di chiuso, circoscritto, una sorta di campana di vetro che tiene fuori il resto del mondo e salvaguarda, preserva, immobilizza, incartapecorisce, blocca ciò che c’è all’interno (compreso il tempo…).
Potremmo anche visualizzare “ironicamente” l’immagine di Siena emersa durante la prima fase di proposta e discussione dei soggetti: hai presente le bolle di vetro piene d’acqua con dentro una città o un paesaggio che quando le scuoti compare una polverina tipo neve? indipendentemente dalla soluzione prescelta per il limite, potremmo ulteriormente “calcare la mano” nei titoli di coda, dove potrebbe comparire una Siena sotto bolla-di-vetro-con-neve!
Per quanto riguarda le ragioni/motivazioni o gli antefatti che causano o giustificano un simile stato di cose potrebbero essere tanti e diversi: la politica razziale va benissimo. Su questa stessa linea, si può anche immaginare che il tempo reale del cortometraggio (quello fuori dalla bolla) sia futuro rispetto al nostro presente: Cina e India hanno dichiarato guerra agli Stati Uniti, gruppi islamici imperversano in tutta Europa, dove si è tornati a una sorta di età feudale: la bolla è una di queste stati-città, dove il governo ha restaurato un cattolicesimo fondamentalista degno del “miglior periodo” dell’Inquisizione…
Oppure: la bolla è una specie di parco a tema: i turisti possono guardare dall’esterno della cupola la vita che si svolge all’interno: una ricostruzione perfetta di una città medievale, un formicaio sotto vetro, ma con persone vive! (La cupola permette di vedere dall’esterno verso l’interno, ma non viceversa e tutt’intorno a essa ci sono impalcature e ponteggi che permettono varie angolature di visione e sguardi d’insieme… oppure i turisti possono pagare un biglietto, travestirsi opportunamente e “vivere” una mezza giornata nel medioevo…).
Forse non è da scegliere, né da visualizzare nessuna di queste ipotesi: meglio lasciare tutto sullo sfondo, come possibilità interpretative: a parte le difficoltà realizzative, il tempo a disposizione è breve e una storia con troppi particolari e antefatti diventa pesante e di difficile gestione, forse è sia più pragmatico, sia più interessante concentrarsi sull’atmosfera che vogliamo rendere: più che una science-fiction classica, “dura”, come si dice, sarebbe interessante concentrarsi su una science-fiction psicologica, filosofica o esistenziale…
Riguardo alla presa di coscienza, nell’ottica di quanto detto finora, bisognerebbe concentrerei sui due personaggi principali e basta (Duccio e la sua promessa sposa): lei capisce a poco a poco come stanno le cose, o lo ha sempre sospettato… ne mette a parte a Duccio che ha difficoltà a crederci, ma una serie di piccoli indizi e indiscutibili dettagli “sembrano” convincerlo. Decidono di “evadere”, ma all’ultimo momento lui la tradisce e lei viene deportata. Perché Duccio si comporta in un simile modo? Duccio la ama e la sua è una decisione sofferta: di nuovo, l’interpretazione da veicolare mi piacerebbe che fosse sfumata: lui non le crede sino in fondo, il potere di indottrinamento o la paura di sovvertire le regole, di andare contro l’ordine è tale da indurlo a rinunciare a lei, a tradirla; allo stesso tempo, come dicevo prima, anche perché Duccio non è nato lì, ma ha conosciuto e sa cosa c’è fuori, il fascino e la seduzione di quel “mondo perfetto” hanno la meglio su di lui… Viceversa, lei vive l’amore per Duccio come liberazione, uscita dagli schemi, esplosione, il suo desiderio di libertà e di verità, fino ad allora tenuti a bada, sopiti, controllati, finalmente esplodono e vogliono trovare realizzazione, a tutti i costi, correndo qualsiasi rischio; allo stesso tempo, potrebbe anche darsi, che lei voglia verificare sino in fondo qual è la portata dell’amore: è vero che Duccio la ama disperatamente, totalmente? è disposto a rischiare tutto per lei seguendola? si sarebbe innamorato di lei se libero, fuori dalla cupola, nel suo mondo? Lei deve saperlo!
E’ proprio il concetto di limite quello da sviscerare, ma in maniera problematica, sfumata: il limite è una finzione che estremizza, porta allo scontro, semplifica, riduce una realtà molto più complessa e polivalente: è qualcosa di ideologico, serve a dare ordine, ma ci sono momenti in cui bisogna compiere delle scelte, indipendentemente dalle conseguenze…

[Prime idee. “La cupola” ]

Risveglio - Il PP (personaggio principale) uscito di casa guarda l’orologio (che stranamente va all’indietro ma Lui non se ne accorge), si affretta, passa davanti ad un Bar guarda, va via, poi ritorna ed entra a fare colazione. Ordina una pasta ed un cappuccino, fa colazione guardandosi intorno, si ricorda di essere in ritardo, guarda l’orologio del bar (che stranamente va all’indietro ma Lui non se ne accorge), lascia la colazione a metà e scappa via…

* si potrebbe trovare un altro escamotage meno inflazionato dell’orologio.
che ne so… un cane, un gatto o un barbone che ritornano spesso davanti ai suoi occhi. Qualcosa che cominci a descrivere il contorno della storia.

Per strada - finita in fretta la colazione il PP si affretta per chi sa dove, continuandosi a guardare intorno, camminando sulla linea di mezzadria e rivolgendo i palmi verso il cielo perplesso si chiede: cos’è quello strano effetto atmosferico?

* Le strade sono deserte? Non prive di qualunque cosa animata ed inanimata?

“Qui l’acqua scorre perpendicolare, come su una finestra…” è arrivato alla fine della cupola…ma come fanno ad entrare i due in calzamaglia? Dal telepass? E come l’avevi immaginato?

Scontro di Civiltà

>  sospeso…<

Il Passaggio

Salve a tutti sono Luca Serasini e mi occuperò, insieme a Beppe e ad altri spero, della realizzazione di questo corto. Sicuramente una bella esperienza.

Questo sarà l’ambiente per lo sviluppo de “il Passaggio”..

a presto e, grazie Barbara

Luca