[ 1. Risveglio ] Massimo, trent’anni, si sveglia in un letto vestito con giacca e cravatta, confuso da post-sbronza, gira intorno al letto grattandosi il capo, le dita si muovono freneticamente tra i capelli arruffati. La camera è completamente sottosopra, confusa come la sua testa: vestiti ovunque, lattine di birra per terra, bottiglie aperte sul comodino e sulla scrivania. Massimo ruota ancora intorno al letto: prende un oggetto [ da decidere cosa: forse se lo porta appresso o lo ritrova o gli viene restituito una volta che ha assunto l’identità di Duccio… ] e si avvicina alla porta… prima di uscire dà ancora un ultimo sguardo, ha gli occhi lucidi, uno sguardo “concavo” che si riflette su se stesso.
[ 2. Prima uscita ] Massimo esce di casa, si guarda intorno, pensieri si susseguono svelti, rapidi:
Ma che ore sono? Devo aver dormito troppo: accidenti le dieci! Il sole è alto, c’è troppa luce, no forse è solo il riflesso di una finestra [ Pensieri da rendere con la recitazione, ma senza far uso della voce off ].
Massimo si copre gli occhi con il braccio destro: flash back della sera precedente in discoteca: mix di immagini, scene, suoni, la musica è alta e Massimo si avvia ciondolando lungo le mura di una Siena deserta. I pensieri si susseguono svelti, rapidi:
D’accordo, la mattinata non è del tutto persa, vediamo se riesco a riattivarmi a breve con un caffè e una pasta qui al bar. Il cielo è un po’ cupo, ma prima c’era il sole…ma non sembra che piova, o sì? Sì, sembra che piova, ma la strada è asciutta e sul viso non sento nemmeno una goccia. Sarò ancora mezz’addormentato, ma no: c’è una specie di barriera trasparente, del vetro forse, ma dov’è l’uscita? [ Pensieri da rendere con la recitazione, ma senza far uso della voce off ].
Massimo gira intorno alle mura e non trova l’uscita. Più volte il suo sguardo si incrocia con quello di un fantino (nano?), anch’esso impegnato, sembra, a trovare l’uscita / oppure immobile in prossimità di una porta della città / oppure che gira in tondo alle mura, ma in direzione opposta a quella di Massimo. Massimo sta male… si appoggia ad un muro ha voglia di vomitare, vacilla, guarda l’orologio sono sempre le dieci. I pensieri si susseguono svelti e rapidi:
Sto sudando, forse no, sono le gocce! Sono gocce e sta piovendo..ma, ma scorrono a circa quindici metri, come se ci fosse una cupola, una semi-sfera trasparente, un enorme, grosso coperchio di vetro o qualcosa del genere che tappa tutta Fontebranda. E’ forse uno strano effetto atmosferico? la pioggia che si ferma a mezz’aria: cose da pazzi! no, no: è una barriera fisica, di un qualche materiale assolutamente trasparente; se fosse di vetro si vedrebbe un riverbero, qualcosa, le tracce lasciate dalle gocce di pioggia; è qualcosa di più etereo rispetto al vetro o al plexigas, una barriera elettrica, ecco! o qualcosa del genere. Ma quant’è estesa e chi ce l’ha messa? O mio dio mi gira la testa! O voglia di vomitare! … Uuuoooffh! [ Pensieri da rendere con la recitazione, ma senza far uso della voce off ].
Massimo è appoggiato sulle mura, sta vomitando, si avvicina il fantino/nano che gli regge la testa; Massimo alzando la testa indica la cupola, in prossimità delle mura l’acqua scorre perpendicolare, come su una finestra e chiede:
— Ma da dove cazzo si esce?
— Nasciamo dentro le mura e muoriamo dentro le mura.
— Ma io non sto morendo!
[ 3. Deportazione ] Il fantino/nano scompare. Massimo cerca ancora l’uscita. La cupola inizia da sopra le mura, si apre una porta, Massimo sospira, entrano due guardie in calzamaglia, dalla porta semichiusa penetra una luce scintillante. Immobile e stupefatto Massimo:
Ma come sono vestiti? con la calzamaglia! Sono pure armati di lancia, ma guarda tu! ehi, ce l’hanno con me, vengono verso di me, che vogliono, che avrò fatto? [ Pensieri da rendere con la recitazione, ma senza far uso della voce off ].
Le due guardie e Massimo:
— Quali abiti indossate? non è regolamentare, vieni con noi!
— Con voi? stavo cercando l’uscita, ho bisogno di fare colazione, ma come si esce e che cos’è questa ’sta roba?
— Alle comparse non è concesso di uscire!
— Lascia perdere, ho capito: è un altro che è uscito fuori di testa. Su dagli una scossa che lo portiamo al Centro di Rieducazione Storica.
Massimo viene addormentato e trascinato via…
[ 4. Centro di Rieducazione Storica ] Le due guardie salutano con deferenza una donna che chiamano Signora Madre e lasciano Massimo alle sue “cure”. Massimo si sveglia in un luogo a metà tra un’infermeria, una sartoria e le quinte di un teatro: strumenti da lavoro, forse di tortura, da laboratorio. La Madre gli si avvicina, una donna, bella, matura, dai lineamenti forti. Massimo è legato ad un tavolo, svestito e con un lenzuolo che gli avvolge le parti intime. Passa un caprone (forse gli lecca i piedi?). Massimo:
Oh mio Dio che mal di testa! Sono stati quei due a portarmi qui? Signora?! mi scusi, come mai mi trovo qui? come ci sono finito? sono svenuto?…
Massimo è disconnesso sconvolto, si guarda attorno smarrito, non ci riesce a capire nulla. La donna-strega del Centro di Rieducazione Storica si avvicina, sensuale e ambigua, lo accarezza e gli strattona i capelli, si approssima con il corpo, il seno:
— Ma è inutile, sai, che fai la parte, che fingi di avere una crisi temporale. Tu sei qui, e non puoi allontanarti, ora, nel milleecentoventitrè. A proposito, dove li hai trovati [ indica i vestiti di Massimo ]? Ti conviene parlare, sai!? Resistere è inutile! dove li nascondevi? o te li sei confezionati da solo? e quando? nella tua ora di pausa? faresti meglio a impiegare altrimenti il tuo tempo libero…
— Ma che sta dicendo io non ci sto capendo nulla! Di che cosa sta parlando? Che ve ne importa di come sono vestito io? avete visto come andate in giro voialtri? vabbhè la tradizione, la città medievale e tutto quello che pare a voi, ma io qui ci vivo, ci lavoro, pago un affitto, ho diritto alla mia vita e al mio spazio e non ne voglio sapere nulla di cavalli e cappelli strani!
— Silenzioo! Ora ti farò una piccola iniezione ipodermica e poi ripeterai con me. Il mio nome è Duccio del Verrocchio…
— Il mio nome è Duccio del Verrocchio…
— …figlio di Paolo il macellaio e Monna Agnese la lavandaia
— …figlio di Paolo il macellaio e Monna Agnese la lavandaia
— Ho il compito di scuoiare le bestie e ripulirle dalle interiora…
[ 5. La sposa ] La macelleria è all’aperto, in un mercato di quartiere. Massimo indossa un grembiule di cuoio sporco di sangue, è occupato a esporre la carne. Si avvicina una ragazza, Bianca:
— Vorrei due ali di pollo e delle interiora
— Se mi è consentito, a cosa le servono Madonna?
— Come a cosa mi servono? non è questa la bottega di Paolo?
— Sì, per l’esattezza e io sono il su’ figliolo Duccio
— E allora fa’ il tuo lavoro: un macellaio vende carne e i cristiani la comprano, per mangiarla, che altro, non siamo mica in Quaresima!
— Certo, per mangiarla. Intendevo dire, quale pietanza intende preparare, magari potrei darle qualche consiglio su come rendere tenera financo la cresta del gallo, oppure, se non desidera proprio il pollo, le consiglierei due bistecchine di vitello: è freschissimo, l’ho ammazzato proprio stamani.
— Vorrei del pollo. E’ per mio padre malato, che può bere solo del brodo caldo e di pollo. E poi il vitello non posso permettermelo, se ci tieni a saperlo!
— Ah Madonna, lei mi ha frainteso: pollo o vitello per vossignoria fa lo stesso, non un soldo accetterei dalle vostre mani immacolate!
— Ho capito: può bastare così, non desidero proprio nulla ché il mio macellaio di fiducia non siete voi né quell’esoso di Paolo
— Esoso, mio padre?! ma se è l’uomo più generoso della città intera!
— Esoso e anche spilorcio, il vostro nuovo padre!
— Nuovo?? cosa intendete dire Madonna? vi ho forse offesa in qualche modo? e se non dovevate acquistare nulla, perché mai vi sareste recata in questa bottega?
— Per vedervi, ero curiosa
— Vedermi?? e perché mai?
— Perché ti hanno assegnato a me. E’ il mio turno: fra un mese compirò il diciassettesimo anno d’età. Ormai sono pronta.
— E’ vero, siete in età da marito. Ma che vuol dire assegnato? chi mi avrebbe assegnato a voi? mio padre non mi ha riferito nulla eppoi sappiate che io non sono proprio il tipo che si adegua senza fiatare a decisioni prese da altri, foss’anche il mio amatissimo padre verso il quale nutro profondissimo rispetto e gratitudine; soprattutto simili decisioni, poi, che riguardano me e la mia vita: la mia donna la sceglierò da me. Anche se a dire il vero, vossignoria, il vostro caso è del tutto speciale e devo confessare che vi vedrei bene al mio fianco, nonostante i vostri modi sfacciati che mal si addicono a una dama rispettabile, quale sicuramente voi siete; anzi, vi dirò di più, forse è proprio questo vostro carattere singolare e schietto che mi attrae in voi
— Visto? non c’è nulla da fare: siete state assegnato a me e assegnato significa precisamente quello che significa. Non è certo tuo padre a decidere nulla, né io, né tantomeno tu. E’ il Consiglio della città a decidere e riguardo a tali questioni è la Sottocommissione alla Longevità e alla Riproduzione a stabilire gli accoppiamenti e a pianificare le date. E se volete proprio saperlo non provo nessunissima attrazione per voi, anzi vi trovo rozzo e insignificante, ma quello che va fatto va fatto: il bene della città viene prima di qualsiasi altra cosa e non ha assolutamente niente a che vedere con i desideri personali, le voglie di una nullità come voi o i capricci di una ragazzina come me!
— Gran bel discorso, è forse quello che vi ha ripetuto vostra madre?
— Già, proprio così. Ed è precisamente quello che ha fatto mia madre prima di me e la madre di mia madre prima di lei ed è così che ci si aspetta che io mi comporti…
La ragazza se ne va lasciando cadere un bigliettino su un pezzo di fegato. Massimo lo raccoglie e lo legge, alza lo sguardo e da lontano si vede il fantino/nano che lo saluta a mano aperta [ ??? ].
[ 6. A casa di Bianca ] Bianca rientra a casa sul calar della sera, ha un cesto con della frutta che posa sul tavolo in cucina. C’è un camino acceso, si avvicina, si riscalda, poi di scatto sputa sul fuoco [ ??? ]. Si alza, guarda sotto il tavolo, rannicchiato c’è un uomo in mutande. Bianca lo scuote, questo si sveglia e si alza, l’abbraccia. L’uomo è alto e magro, capelli brizzolati così come i suoi baffi. L’uomo:
— Chi sei? Ti voglio bene ma non so chi sei
— Sono tua figlia, Bianca
— A sì, adesso capisco, oggi ho fatto due buchi ed in ogni buco ho messo i tuoi capelli
— Padre mi è stato assegnato uno sposo, non potrò più prendermi cura di te.
— Farò altri buchi nel muro, prima o poi lo trovo quel ragno pungi pungi.
[ 7. A casa di Duccio ] Nella sua casa, Duccio incontra sua madre [ stessa attrice che interpreta la Madre del Centro di Rieducazione Storica ]. Bacio ambiguo:….CONTINUA…….
Cast
1. Massimo/Duccio: uomo, 30 anni ma che ne dimostri 35; alto almeno 1,75; magro; capelli castano chiari, arruffati, media misura, poco pettinati; occhi grandi e naso lungo.
2. Fantino nano:
3 e 4. Due guardie in calzamaglia:
5. Madre: una donna, bella, matura, dai lineamenti forti sensuale e formosa.
6. Bianca: la sposa di Duccio, deve essere una ragazza di almeno 22 anni (ma che ne dimostri 17) per candore ed innocenza non fisicamente. Deve essere una ragazza molto dolce, non tanto alta, occhi chiari e con la pelle bianca bianca.
7.Padre di Bianca: uomo magro sui 40/50 anni, capelli bianchi, occhi azzurri ed incavati, alto 1,70.
8.Padre di Duccio: uomo grassoccio sui 50 anni, capelli bianchi, occhi scuri, alto almeno 1,70. 9. Fratello di Bianca: un bambino generico, anche un ragazzo, non ha importanza.
(L’importante è che sia tranquillo ed educato).
10. Comparse: uomini e donne vestiti in costume. Almeno 10.
mi candido come attore.