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Presidente
Ugo Di TullioDirettore
Stefania Ippoliti

Mediateca regionale toscana
La Mediateca Regionale Toscana: microesperienze di una biblioteca di Babele.
Nel lontano 1981 la Giunta regionale della Toscana incaricò il Dott. Fernaldo Di Giammatteo ed il sottoscritto di redigere uno studio, frutto di attente ricerche, sulla opportunità o necessità di dar vita ad una Cineteca regionale.
Nel corso delle nostre ricerche, ci accorgemmo che costituire una Cineteca – ossia un archivio di film in pellicola – era assai arduo e costoso, comunque in antagonismo con leggi e direttive dello Stato. Perciò mutammo direzione e l’istituzione da noi progettata non vedeva più nei suoi scaffali depositate pellicole in 16 o 35 mm. bensì nastri videomagnetici contenenti film, documentari e tutto quanto fa audiovisivo.
In questo progetto si contemplava altresì la costruzione di una biblioteca specializzata in cinema, televisione, comunicazioni di massa composta da libri e riviste a disposizione di studiosi e ricercatori. Da istituzione cinetecaria che di norma raccoglie e conserva films, si passò a concepire una vera e propria public library del cinema, più attrezzata sul versante dei servizi, a discapito dei consueti problemi conservativi tanto cari ai benemeriti cinetecari.
Nel 1983 la Giunta e il Consiglio regionale vararono la legge istitutiva promuovendo questa attività con l’aspetto giuridico della Fondazione di diritto privato, con la Regione quale unico socio fondatore e finanziatore. Primo Presidente eletto dal Consiglio di Amministrazione fu il Prof. Omar Calabrese.
L’inizio fu duro poiché questo genere di attività, e di conseguenza questa tipologia di Istituzione, cadeva nel vuoto assoluto di suoi simili, il che non facilitava le cose, in particolare contro la diffidenza dei politici abituati a considerare biblioteche e non Mediateche.
Lo stesso appellativo “Mediateca” suscitava non poche diffidenze con conseguenti storpiature del tipo “medioteca” che non significa nulla; i francesi già avevano coniato il termine “mediathèque” costruendo una facile assimilazione tra “media” plurale di “medium” e –thèque (radice greca tithemi e non tekomai come qualche falso filologo ha voluto sostenere). Noi non siamo stati capaci di inventare un neologismo accettabile e ci siamo accontentati della traduzione pedissequa dal francese.
Cominciammo a registrare film da tre o quattro emittenti televisive: fu una vera orgia di duplicazioni via etere che in breve ci permise di avere un patrimonio ragguardevole di immagini. Acquistammo anche un telecinema in grado di riversare su nastro pellicole 8, super 8, 16 e 35mm. Questi materiali cinematografici avevano le più varie origini, dai Festival alle Rassegne di cui noi stessi eravamo gli organizzatori.
Nello stesso tempo buona parte del modesto budget di Mediateca andava a finire in libri e riviste (adesso le testate in nostro possesso sono oltre 300 di cui 100 circa correnti) e si enucleava così un patrimonio cartaceo degno di rispetto. Non appena ci ritrovavamo qualche soldo in avanzo si spendeva acquistando film in cassetta oppure una splendida collezione di dischi 78 giri incisi dal 1910 al 1940 e contenenti la storia della canzone leggera italiana, con perle eccezionali che neppure la Discoteca di Stato possiede.
Capitava anche qualche donatore munifico e così il patrimonio cresceva e si consolidava. La vera carta vincente di Mediateca è stata questa, unitamente all’essere organizzatori di convegni, rassegne cinematografiche, editori, promotori della cultura cinematografica ad alti livelli (basti pensare al Premio Fiesole ai Maestri del Cinema o alle manifestazioni cinematografiche per Firenze capitale europea della cultura). Debbo dire che i soldi si trovavano più spesso e con maggiore facilità quando erano destinati a qualche evento spettacolare mentre per una sede dignitosa, ma soprattutto in grado di offrire veri servizi al pubblico, stiamo ancora aspettando (sembra però che siamo in dirittura di arrivo).
Dopo venti anni di vita credo di aver visto tutto quanto era possibile nell’universo delle politiche culturali di Regione ed Enti locali in materia di spettacolo.
Mediateca è stata bistrattata, poco considerata, quasi ignorata per anni.
Adesso forse è giunto al filo un senso di consapevolezza fra i politici relativo alla importanza di certi strumenti che vivono di contemporaneità: per questo siamo impegnati a percorrere di slancio l’ultimo tratto che porta al definitivo consolidarsi di una Istituzione culturale il cui futuro è sempre più legato ad alti livelli qualitativi nei servizi al pubblico e ad una interessante sperimentazione di linguaggi e modi produttivi nella ideazione e costruzione di programmi video.
Con le nuove sedi di Siena e Pisa vorremmo poter lavorare su ipotesi di comunicazione in rete creando così una sorta di network culturale che serva a trasferire concetti e documenti da un capo all’altro della nostra Regione, sperimentando anche nuove forme del lavoro “comune”, ossia insieme ad altri interlocutori magari residenti in zone diverse. Grande importanza infine deve essere data alla costruzione nel prossimo futuro di archivi tematici, dalla sperimentazione della videoarte fino alla Resistenza, dal documentario sul nostro patrimonio artistico alle testimonianze sulle tragedie del recente passato come la Shoah o la deportazione di antifascisti.
Un lungo cammino che vorremmo non percorrere da soli.

